Archivio per la categoria ‘Santo abito’
Mons. Francesco Olgiati, «Alla mia veste nera».
Pagina inserita il 14 novembre 2009 | 1081 letture | Parole chiave: falso aggiornamento, Olgiati, veste neraO cara veste nera, da alcune settimane tutti parlano di te. Nel volume su L’attività della Santa Sede nel 1958 era detto: “Attese le varie richieste pervenute circa l’abito talare, è stata iniziata una vasta indagine sulla questione della forma dell’abito ecclesiastico, ed è stata concessa agli ordinari diocesani (cioè ai Vescovi) qualche facoltà di [...]
Rolando Rivi: un martire per il santo abito.
Pagina inserita il 30 agosto 2009 | 621 letture | Parole chiave: appartenere a Gesù, martire, Santo abitoI genitori gli dicevano: «Togliti la veste nera. Non portarla per ora … ».
Ma Rolando rispondeva: «Ma perché? Che male faccio a portarla? Non ho motivo di togliermela».
Gli fecero notare che forse era conveniente farlo in quei momenti, così insicuri.
Replicò Rolando: «Io studio da prete e la veste è il segno che io sono di Gesù
RIno Camilleri, «L’abito fa il monaco».
Pagina inserita il 29 agosto 2009 | 640 letture | Parole chiave: abito ecclesiastico, Pio XII, Santo abito, sofismi contro l'abito ecclesiastico
L’ABITO FA IL MONACO
di Rino Cammilleri
«Viviamo in un’epoca in cui qualsiasi gruppo etnico, qualsiasi minoranza, anche la più piccola, rivendica la propria identità e cerca di esporla (mi si passi l’esempio: avete visto al famoso “gay pride” come sono vestiti -o svestiti- quelli di questa minoranza che in tal modo afferma la propria [...]
Card. Darío Castrillón Hoyos: «Sull’obbligo dell’abito ecclesiastico».
Pagina inserita il 8 dicembre 2003 | 618 letture | Parole chiave: obbligo dell'abito, segno esterno, visibilitàOra, il segno dell’abito sacerdotale, proprio perché segno di appartenenza totale a Cristo e alla Chiesa, non è facoltativo ma risponde all’esigenza intrinseca del sacramento dell’ordine di testimonianza pubblica della nuova identità conferita al ministro ordinato. È, quindi, allo stesso tempo un diritto e un dovere: di rendere evidente ciò che si è diventati, manifestandolo pubblicamente agli altri anche nel modo di vestirsi, che non può essere arbitrario ma deve corrispondere alla nuova identità, di cui ci si è lasciati liberamente rivestire da Cristo.
S. Congr. per il Clero, «Obbligo dell’abito ecclesiastico», 31-1-1994.
Pagina inserita il 31 gennaio 1994 | 544 letture | Parole chiave: abito ecclesiastico, obbligo dell'abito, riconoscibilità del sacerdote, secolarizzazione
Obbligo dell’abito ecclesiastico
paragrafo 66 del “Direttorio per il ministero e la vita dei presbiteri” della Sacra Congregazione per il Clero (31/1/1994)
66. Obbligo dell’abito ecclesiastico
In una società secolarizzata e tendenzialmente materialista, dove anche i segni esterni delle realtà sacre e soprannaturali tendono a scomparire, è particolarmente sentita la necessità che il presbitero – uomo di [...]
Giovanni Paolo II, lettera al Card. Ugo Poletti sull’abito ecclesiastico, 8-9-1982.
Pagina inserita il 8 settembre 1982 | 533 letture | Parole chiave: abito ecclesiastico, Santo abito, segno esterno, visibilitàInviati da Cristo per l’annuncio del Vangelo, abbiamo un messaggio da trasmettere, che si esprime sia con le parole, sia anche con i segni esterni, soprattutto nel mondo odierno che si mostra così sensibile al linguaggio delle immagini. L’abito ecclesiastico, come quello religioso, ha un particolare significato: per il sacerdote diocesano esso ha principalmente il carattere di segno, che lo distingue dall’ambiente secolare nel quale vive; per il religioso e per la religiosa esso esprime anche il carattere di consacrazione e mette in evidenza il fine escatologico della vita religiosa. L’abito, pertanto, giova ai fini dell’evangelizzazione ed induce a riflettere sulle realtà che noi rappresentiamo nel mondo e sul primato dei valori spirituali che noi affermiamo nell’esistenza dell’uomo. Per mezzo di tale segno, è reso agli altri più facile arrivare al Mistero, di cui siamo portatori, a Colui al quale apparteniamo e che con tutto il nostro essere vogliamo annunciare.
Card. Giuseppe Siri, «L’abito ecclesiastico», 20-8-1972.
Pagina inserita il 20 ottobre 1972 | 311 letture | Parole chiave: identità sacerdotale, riconoscibilità del sacerdote, Santo abitoQuel che succede altrove dice quello che succederà tra noi domani, se oggi non avremo disciplinatamente un indirizzo di giusta austerità in fatto di vestito.
Succede (altrove, a Genova il caso è stato più unico che raro) che si comincia a togliere il colletto romano al clergyman, cioè l’unico elemento vero che classifica. Alcuni hanno già adottato, in aperta violazione del Decreto della CEI, l’abito grigio chiaro, conservando tuttavia il colletto romano. Poi si arriva al maglione scuro, e tale colore fa presto a schiarirsi, con tutto il resto dell’abbigliamento. Finalmente siamo all’abito borghese, senza alcuna riserva.
Analogamente succede che in talune città d’Italia (non citiamo ovviamente i nomi, ma siamo ben sicuri di quello che diciamo) per l’assenza di ritegno imposto dalla sacra divisa si arriva ai divertimenti tuttavia proibiti dal Codice di Diritto Canonico, ai night clubs, alle case malfamate e peggio. Sappiamo di retate di seminaristi fatte in cinema malfamati ed in altri non più consigliabili locali.
Tutto per colpa dell’abito tradito

