F. Trochu, «Il Curato d’Ars», cap. VI.

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FRANCESCO TROCHU
IL CURATO D’ARS
San Giovanni Maria Battista Vianney
(1786-1859) 

San Giovanni Maria Battista Vianney - curato d'Ars

CAPITOLO

VI.

II disertore di Noës (1809‑1811).

La chiamata del 1809. ‑ L’incorporazione. ‑ All’ospedale militare di Lione. ‑ All’ospedale di Roanne.
Sulla strada di Renaison. ‑ Con Guido, il disertore. ‑ Dal sindaco di Noës.
Gerolamo Vincent in casa di Claudina Fayot ‑ Dolori e consolazioni dell’esilio. ‑ Il disertore all’erta.
La madre Fayot a Dardilly. ‑ L’amnistia liberatrice. ‑ L’addio a Noès. ‑ La gioia del ritorno. ‑ La morte della madre.
Cio che il Santo pensava del suo soggiorno a Noës. ‑ Le riflessioni nostre.

Nella nostra storia siamo giunti ad un episodio che potrebbe prestarsi a gettare un’ombra fosca sulla vita di Giovanni Maria Vianney, a un fatto oscuro e torbido sul quale, muniti di documenti sicuri, speriamo di fare risplendere la maggior luce possibile.
Il curato d’EculIy aveva ottenuto che il suo allievo fosse iscritto con gli esenti dal servizio militare. Come abbiamo visto, la legge non dispensava che i chierici ammessi agli ordini maggiori e l’eccezione, che riguardava i seminaristi lionesi. era dovuta ad un favore speciale, concesso dall’Imperatore a titolo grazioso [1].
Nell’anno 1809 Napoleone sembrava ormai agli estremi, perché l’Austria e la Spagna, minacciate nella loro indipendenza, si erano armate e lo tenevano come tra due fuochi; gli Spagnoli rifiutavano Giuseppe Bonaparte come re ed i marescialli francesi lo imponevano ai rivoltosi. In questa occasione l’Imperatore si recò al posto che, secondo lui, era più pericoloso, ed il suo genio lo farà trionfare una volta di più ad Eckmühl il 22 aprile ed a Wagram il 6 luglio [2], Ma l’aquila di Francia stava per incominciare nel suo volo la parabola discendente: la sua stella cominciava ad impallidire e già si annunciavano i primi rovesci; la Spagna stessa, non volendo dichiararsi vinta, si preparava a prolungare la sua lotta fino al 1814.
Per continuare la guerra aveva quindi bisogno di nuove truppe e se le procurò anche se la Francia era già esausta; prima del 1807 la legge era stata inumana, ma a quest’epoca divenne mostruosa e peggiorerà di anno in anno fino a chiamare sotto le armi, per farne carne da macello, adolescenti e uomini già esentati o riscattati [3]. Così parla indignato uno storico filosofo, che scrisse questo giudizio prima che conoscesse la legge del servizio militare per tutti, e che morì prima di potere assistere alle più atroci ecatombi. Nel 1809 furono arruolate in anticipo due classi e furono incorporati anche tutti quelli che erano sfuggiti alla coscrizione del 1806 [4].

Nulla era stato detto nella Diocesi di Lione circa il privilegio che esentava dal servizio militare tutti gli ecclesiastici, e per un’eccezione affatto inattesa, solo Giovanni Maria ed altri tre seminaristi furono chiamati sotto le armi [5]. Di chi era la causa? Dell’abate Bailey per avere forse tralasciato in quell’anno, ritenendolo un passo inutile, di rammentare all’arcivescovado che il giovane Vianney continuava gli studi [6]; oppure dei Vicari Generali per avere dimenticato di farlo iscrivere tra gli studenti dei Seminario? [7]. impossibile decidere con sicurezza, ma sta il fatto che l’ufficio di reclutamento arruolò con altri giovani della classe del 1810 e 1811 anche questo coscritto della classe 1807. Il suo foglio di arruolamento lo diceva destinato all’armata dei marescialli, le reclute dei quali doveva immediatamente raggiungere alla caserma di Bayonne.
L’ordine di chiamata raggiunse Giovanni Maria ad Ecully. Spaventato, l’abate Balley si recò tosto a Lione per chiarirò il caso del suo allievo, ma l’ufficio di reclutamento rifiutò di considerare come seminarista questo studente già vecchio, che prendeva alloggio in una masseria di campagna e riceveva le lezioni in un presbiterio, tanto più che il suo nome non figurava sulla lista ufficiale, rilasciata dall’autorità diocesana La nota che il Vicario generale Courbon stese in favore del coscritto Vianney e che l’abate Bailey presentava come un argomento decisivo, arrivò a fatti compiuti, per cui tutte le pratiche intraprese non ebbero alcun risultato.
A Giovanni Maria non rimaneva che obbedire… Ma quale pena morale desolante! Avrebbe ben presto ventiquattro anni ed era avanzato negli studi come uno scolaro di quindici anni!… Come arrivare al Sacerdozio? In verità, Giovanni Maria poteva vedere in questo nuovo svolto della sua vita la tomba delle sue più belle speranze.
La legge permetteva di farsi sostituire al servizio militare [8]e Giovanni Maria si raccomandò a suo padre, perché volesse usare di questo mezzo, che gli permetterebbe di continuare i suoi studi. Matteo Vianney, che a questo momento non aveva ancora dato il definitivo consenso alla vocazione del figlio, non fece molto caso di questa insistenza, forse anche perché aveva già dovuto riscattare il figlio maggiore Francesco e la sua povertà non gli permetteva una nuova spesa sì gravosa [9], ma l’angoscia di questo povero giovane e le lacrime di lui infine lo commossero, e, preso il denaro che gli era a disposizione, fece gli otto chilometri che lo separavano da Lione per cercare il supplente tanto desiderato. Margherita Vianney ci dice che un giovane aveva accettato la sostituzione col compenso di tremila franchi [10], duecento franchi di regalo ed un piccolo corredo, ma alcuni giorni dopo questo medesimo giovane si presentava alla dimora dei Vianney e deponeva alla soglia della casa il sacco ed i duecento franchi ricevuti. A Giovanni Maria non rimaneva altro che partire [11].

II 26 ottobre entrò come recluta a Lione e vi rimase due soli giorni, appena abbastanza per conoscere la vita di caserma, della quale conservò un penoso ricordo, profondamente contristato dalla condotta cattiva dei suoi compagni e dalle loro bestemmie [12]. Il lavoro intellettuale assiduo e le mortificazioni che si infliggeva ad Ecully, gli avevano diminuito le forze; il brusco cambiamento di abitudini determinò in lui una forte febbre che lo consumava. Il 28 ottobre fu costretto a rimanere a letto, ed i medici della caserma, trovandolo grave, lo fecero trasportare all’ospedale, nella sala Saint‑Roch, riservata ai soldati. Più tardi, facendo allusione ai due soli giorni passati nella caserma, soleva dire: «Al governo non ho consumato che un pane» [13].
Durante i quindici giorni passati all’ospedale di Lione fu visitato dall’abate Balley, dai suoi parenti di Dardilly ed Ecully e dalla, cugina Margherita Humbert, allora diciassettenne, che dice: «Ebbi la fortuna di passare una parte della sera con lui e dividere il suo piccolo pasto; non mi parlò quasi che di Dio e della necessità di fare la sua santa volontà» [14].

Il 12 novembre, un contingente di soldati destinati all’armata di Spagna partì da Lione per Roanne, dove le reclute facevano i loro esercizi. Giovanni Maria Vianney, appena convalescente, fu chiamato a fare parte del convoglio militare e, perché troppo debole per camminare a piedi, seguì le truppe in carrozza, senza divisa militare, col solo sacco d’ordinanza. Lo scosse della vettura ed il freddo già intenso gli procurarono una grave ricaduta e, quando giunse a Roanne, tremante dalla febbre, dovette essere consegnato all’ospedale diretto dalle Suore di Sant’Agostino, ove dovette restare sei settimane.
Di là fece scrivere alla sua famiglia e subito suo fratello maggiore Francesco, già suo grande amico, si recò a visitarlo, ed anche i genitori, pure inquieti, non dubitarono di intraprendere questo duro viaggio per rivedere il loro figlio. I complimenti e gli «arrivederci» più commoventi non valsero a distruggere la pena dei buoni genitori, che ritornarono a Dardilly desolati, col triste presentimento che Giovanni Maria non sarebbe più guarito.
La madre aveva pregato le religiose perché facessero le sue veci presso il figlio, raccomandazione, per altro, superflua, perché le Suore distinsero subito questo cortese coscritto, così paziente o tranquillo, «che recitava devotamente il Rosario», e lo circondarono delle cure più delicate, come un fanciullo. Ne fa fede la sua parola stessa, quando dice: «Non dimenticherò mai le tenere cure ricevute da tutte le Religiose di Roanne» [15].
«Questo giovane ‑ dicevano tra loro ‑ non sarà mai un soldato, morirà prima di arrivare alla Spagna»; e lo compiangevano con pensiero più caritatevole che prudente, perché presto doveva ripartire. Ma egli rispondeva rassegnato:
— Mie buone Suore, è ben giusto che io obbedisca alla legge.
— Voi rendereste più servizio alla Francia, pregando che andando alla guerra.
— Vi sono riconoscente delle vostre buone parole; vogliate ricordarvi di me.
Il 5 gennaio 1810, un’ordinanza del capitano di reclutamento Blanchard fece noto al soldato Vianney che farebbe parte del gruppo che il giorno seguente doveva partire per la Spagna, coll’ordine di passare ad un’ora fissa del pomeriggio nell’ufficio del capitano per ricevere il suo foglio di via. Giovanni Maria, inquieto e pensieroso, uscì dall’ospedale un poco prima dell’ora prescritta e, cammin facendo, vide una chiesa e vi entrò. Là il seminarista‑soldato pregò, confidando a Dio tutte le preoccupazioni ed i desideri, e là, secondo le sue parole, «le pene si sciolsero come neve al sole». Intanto, gustando la felicità di questo novello Tabor, il santo giovane non si accorgeva del tempo che passava, e quando si presentò all’officio ne trovò la porta chiusa [16].
L’indomani, 6 gennaio, giorno dell’Epifania, Giovanni Maria non ancora troppo robusto si preparò per la partenza ed all’alba, col sacco sulle spalle, si congedò dalle buone Suore infermiere che, colle lacrime agli occhi, lo accompagnarono fino al cancello esterno dell’ospedale [17]. Si diresse di nuovo all’officio di reclutamento ed i primi soldati di servizio che incontro gli resero noto che la sua compagnia era partita senza aspettarlo. Non mancarono scherzi di cattivo gusto sulla sua situazione, ma questo era ancora poco, perché un’accoglienza ben peggiore gli era riservata all’ufficio, ove il capitano Blanchard gli parlò di gendarmi e di catene. A queste minacce il nostro coscritto, che «compiangeva quei giovani disertori che venivano condotti incatenati, fra imprecazioni e grida» [18], si sentì fremere. Ma appunto in quel momento un subalterno interveniva in favore di lui: «È un povero giovane che non ha mai pensato a fuggire; è uscito ora dall’ospedale e si presenta spontaneamente ai suoi Superiori!». Blanchard non insistette, ma gli consegnò il foglia di via, intimandogli di raggiungere almeno la retroguardia [19].

Il pallido convalescente, sulla via di Clermont, tutto solo, non aveva neppure l’aspetto del soldato. Il sacco pesava sulle sue povere spalle e contribuiva a rallentare il suo passo ancora incerto. Vedendo l’impossibilità di raggiungere gli altri alla prima fermata, fu preso da estremo cordoglio, elevò il suo pensiero a Dio ed estrasse la corona del Rosario. «Forse non lo recitai mai più così volentieri» confidò egli alcun tempo dopo ad alcune persone d’Ars [20].
Il 6 gennaio, la sorella Margherita, dopo di avere fatto il viaggio da sola da Ecully fino a Roanne, si presentava all’ospedale per visitare Giovanni Maria, ma con affannosa sorpresa si sentiva dire che il fratello era partito in quel medesimo giorno [21], Giovanni Maria dopo di avere passato Villemontais, raggiunse i monti del Forez, ora squallidi ora ameni, ma sempre contemplati con piacere dal viaggiatore. La nostra giovane recluta era però animata da uno spirito ben diverso da quello d’ogni altro viaggiatore, e cedendo alla sua estrema stanchezza, che lo obbligava a camminare curvo sulle sue gambe attrappite, pensò di cercare un rifugio nel bosco vicino, ove sarebbe protetto dal gelido vento della stagione. Si allontanò un cento passi dalla strada maestra [22]ed attraversò un campo coltivato [23], e, sedutosi sul suo sacco, si concesse un istante di riposo, vicino ad un sentiero che conduceva alla montagna. Per allontanare un momento i suoi tristi pensieri prese di nuovo fra le mani la corona del Rosario ed incominciò a pregare con confidenza la Santa Vergine, suo rifugio, perché non lo abbandonasse [24]:
Se ne stava appunto in questi pensieri ed in questa occupazione, quando, d’improvviso comparve uno sconosciuto che gli chiese: « Che fate voi qui?… venite con me», e, prendendogli il sacco pesante, gli indicò di seguirlo. I due viaggiarono, a lungo nella notte oscura, attraverso gli alberi della montagna) con pena immensa di Giovanni Maria che già stanco seguiva il compagno a fatica [25].

Questo sconosciuto, vestito da contadino, si chiamava Guido ed era un disertore di Saint‑Priest‑la‑Prugne nei monti di Bois‑Noir, che viveva nei boschi di Forez [26], con altri compagni fuggiti per evitare la coscrizione: l’incontro casuale avrebbe determinato anche per il nostro coscritto, tutto solo, un destino simile. Giovanni Maria Vianney, stanco ed arso dalla febbre, lo seguì fidente, col desiderio e la speranza di avere un ricovero per la notte, rammaricandosi che il drappello di soldati, del quale faceva parte, fosse ancora molto lontano.
I due viaggiatori si inoltrarono nei monti per gole sinuose, attraversato dal piccolo torrente delle Crèches, allora abbondante di acque per le piogge invernali. Passarono all’altezza del villaggio di Noës, lasciandolo alla loro destra e giunsero nella foresta della Madeleine, ai confini dell’Allier e della Loire. Oggi solo le cime sono coperte di alberi, ma allora Noës non era che un’isola sperduta in un mare di verde.
Nel viaggio i due pellegrini non rimasero muti, e Guido, per il servizio che rendeva a Vianney, portandogli il sacco, ne guadagnò quella fiducia che dispone alla confidenza, ed in breve fu a cognizione di una storia molto dolorosa.
— Ma voi non avete l’aspetto di un soldato — gli osservò Guido.
— È vero, ma io debbo obbedire.
— Se volete seguirmi, potrete vivere in questo villaggio, ben nascosto dalle foreste.
— Questo no, i miei genitori hanno già: avuto abbastanza fastidi.
— State pure tranquillo! Ce ne sono altri nascosti in questo luogo.
Che fare? Il disgraziato ritardatario pensò di seguire Guido almeno per la notte, rimandando la decisione al giorno seguente e mettendosi nelle mani della Divina Provvidenza.

Il villaggio di Noës è situato a 660 metri sul livello del mare. Poiché Guido conosceva molto bene i sentieri [27], i due erranti poterono salire ancora finché giunsero alla capanna di uno zoccolaio, di nome Agostino Chambonnière, che abitava lassù in quella solitudine colla sua giovane sposa. Guido si annunciò bussando alla porta e dicendo il suo nome e tosto la porta della povera casupola si apri. Gustin (lo zoccolaio era conosciuto con questo nome) diede subito qualche cosa da mangiare al giovane soldato affamato e stanco, e la sua sposa gli apparecchiò l’unico letto disponibile. Pochi minuti dopo Giovanni Maria dormiva profondamente nel letto preparatogli, mentre il padrone, la sua sposa e Guido si rassegnavano a prendere il loro riposo sopra poca paglia. Il giorno dopo Guido pensò di porre Giovanni Maria Vianney nella condizione di guadagnarsi il pane e lo condusse alla cascina di Claudio Tornaire, che impiegò entrambi a segare tronchi di faggio; due giorni dopo, tuttavia, benché avesse molto lavoro, non ritenne che il più forte, che era Guido [28], mentre Giovanni Maria fu costretto a cercare altrove lavoro. Discese allora al Pont, nel comune di Noës, e scelse per sé la professione di maestro, indirizzandosi ad Antonietta Mivière, vedova Préfolle, la quale con molto rincrescimento non lo potè accettare, avendo già. un altro maestro.

La sua situazione intanto si complicava, perchè, abbandonato e sperduto nelle montagne, era diventato, senza premeditazione alcuna, un disertore. Era sindaco a Noës il signor Paolo Fayot, semplice contadino che abitava sulla montagna, a due chilometri dal paese, nella cascina dei Robins ed è a lui che si rivolse Giovanni Maria Vianney. Paolo Fayot, sindaco, è ricordato a Noës come uomo distinto, unitamente alla sua discendenza ed al suo parentado nel quale si scelse la maggior parte dei suoi successori [29], ma aveva un modo tutto proprio e personale per applicare le leggi dell’impero. Nel 1810, quando dovette interessarsi di Giovanni Maria Vianney, nascondeva già nelle vicinanze della sua casa due disertori [30]e questa fu forse una delle ragioni per la quale la nuova visita non gli fu soverchiamente gradita. Aveva lui stesso una numerosa famiglia da mantenere, ma sopratutto temeva perché i gendarmi esploravano ogni tanto quei boschi, rifugio di disertori, e si fermavano da lui, sindaco di Noës, per il riposo ed i pasti.
Abbandonerebbe egli dunque il povero giovane senza asilo? Non pensava neppure alla possibilità di denunciarlo, in quanto, circa il servizio militare, condivideva le idee di molti suoi contemporanei [31]. Le sorti di questo giovane stavano ora nelle sue mani ed egli lo rassicurò, spiegandogli che era troppo tardi perché tentasse di raggiungere il suo gruppo, che ormai veniva considerato come un disertore e che non gli rimaneva altro che sottrarsi colla vigilanza alle ricerche dei gendarmi. E con singolare e rinnovata audacia, gli assegnò come dimora la casa della sua cugina Claudina Fayot [32], vedova con quattro figli, di cui il maggiore aveva quattordici anni appena, ovunque conosciuta come donna buona e caritatevole, assicurandole che egli stesso le sarebbe di aiuto nel mantenere il suo protetto; — il quale però, per ragioni evidenti di prudenza, non si chiamerebbe più Giovanni Maria Vianney, ma Gerolamo Vincent [33].

* * *

Claudina Bouffaron, vedova di Pietro Fayot, era davvero un cuor d’oro. Di trent’otto anni appena, attiva e precisa nei lavori della sua masseria, era particolarmente compassionevole verso i poveri che soccorreva volentieri, riservando ad essi un pane da ogni fornata. Ella accolse il disgraziato che le si confidava in una maniera non poco strana.
Assicuratasi la discrezione dei figli, identificandolo per un suo cugino, rifugiato nella masseria [34], ella medesima usò sempre un’estrema prudenza. Gerolarno Vincent durante il giorno si teneva nascosto e passò i primi due mesi nel fienile o nella stalla attigua all’abitazione del sindaco, — precauzione ottima per eludere possibili pericoli nelle comparse dei gendarmi. — Per scrupolo di precauzione durante otto settimane la madre Fayot portò i viveri al proscritto in un secchio di legno, come faceva per gli animali, e solo a notte avanzata gli permise di uscire a prendersi un poco d’aria, unendosi ai membri della famiglia che lo ospitava, ai quali leggeva il Vangelo o la vita dei Santi e raccontava le belle storie che aveva imparato dall’abate Bailey o da sua madre [35]. Attirava tutti a sé colla sua bontà ed era a tutti di edificazione. Gerolamo Fayot, più giovane di lui di quindici anni, ricorderà ancora nella sua vecchiaia gli scappellotti molto discreti che riceveva da «suo cugino», quando non recitava devotamente le sue preghiere.
In un angolo della stalla, vicino ad una finestra, si preparò una «camera» [36], destinata a Giovanni Maria Vianney ed a Luigi, il maggiore dei ragazzi di anni tredici. Non rimasero però molto insieme, perché, dopo tre notti, Luigi si presentava alla madre piagnucolando perché lo togliesse di là: « Il cugino passa il suo tempo a pregare ed io non posso dormire: non voglio più stare con lui». La madre Fayot fu costretta a preparare a suo figlio un secondo letto.
Il nostro «disertore, suo malgrado» [37]voleva essere utile. D’inverno essendo sospeso il lavoro dei campi, per causa della neve che cade abbondante e rimane a lungo sui monti di Forez, riuscì a realizzare presso i Robins la sua idea, diventando maestro di scuola. Gli illetterati in quei luoghi erano numerosi e bisognava imparassero almeno a leggere la santa Messa. Questa scuola doveva essere abbastanza numerosa, perché ogni giorno coi figli della vedova Fayot si vedevano anche giovani e uomini che si recavano alla masseria per le lezioni di lettura, scrittura e catechismo [38]. E nessuno ha mai pensato che la presenza di questo giovane, che aveva l’aspetto di contadino, potesse dare motivo di sospetti.
Solo Guido il disertore, che rimaneva sempre nascosto nelle foreste di faggio, il sindaco e Claudina conoscevano il vero nome del forestiero. Questo riduceva certamente i pericoli, ma le precauzioni non sono mai troppe e Giovanni Maria attese ancora molto tempo prima di discendere al villaggio di Noës dove ogni mattina si celebrava la santa Messa. Ogni volta sentiva suonare le campane aveva pena per non potere recarsi alla chiesa, e finalmente, approfittando del fatto che il curato Jacquet, antico confessore della fede, esiliato al tempo della rivoluzione [39], durante la settimana celebrava la Messa di buon mattino, un giorno osò arrischiarsi a discendere al villaggio in mezzo alle tenebre; entrò nella chiesa quasi deserta, si confessò e ricevette l’Eucaristia [40].

Era consuetudine in quel villaggio di montagna che durante la santa Messa della domenica si lasciasse sempre a casa qualcuno, il quale si sarebbe poi unito in ispirito ai parenti ed amici più fortunati che assistevano al Santo Sacrificio. Per molto tempo la casa dei Robins, alla domenica, fu custodita da Giovanni Maria Vianney, che giudicò prudente non discendere di giorno a Noës: il tintinnio delle campane, così dolce all’orecchio in quei paesi di montagna, gli avrebbe detto a quale parte della Santa Messa fosse il Sacerdote.
Il sentiero rude, seminato di ciottoli e di grosse pietre, che dalla dimora dèi Robins conduce fino a Noës, consigliava alla madre Fayot di non condurre seco la bambina più giovane, di nome Claudina, che aveva solo tre anni, e di lasciarla invece a questo giovane ventiquattrenne, che volentieri se ne occupava, come l’avrebbe fatto il migliore ed il più delicato dei fratelli. Si divertiva del suo cicaleccio e prendeva parte ai suoi giochi innocenti, ma durante la S. Messa, e sopratutto al momento dell’Elevazione, si teneva molto raccolto, la faceva inginocchiare vicino a sé e tentava anche di istruirla. Un giorno la domestica, di ritorno dalla Santa Messa, disse ridendo alla bambina: «Claudina, abbraccia dunque tuo cugino, e ringrazialo per averti tenuto così bene…». Si vide allora Giovanni Maria Vianney, animato da un sentimento di delicato pudore, respingere dolcemente le piccole braccia tese, e la madre sgridò la domestica, intimandole di tenersi in guardia da simili facezie.

Non pensiamo che Giovanni Maria Vianney fosse a Noës, in casa degli ospiti benevoli, senza preoccupazioni. Oh, come ricordava il suo vecchio maestro, i suoi libri di studio, i suoi sogni circa la vocazione sacerdotale! ben vero che a poca a poco si era anche rassegnato alla dura prova, ma si domandava se finirebbe e quando…; sempre più incerto, non osava concretizzare le sue speranze, ma si gettava ciecamente nelle braccia della divina Provvidenza, suo unico rifugio, cercando le consolazioni della preghiera. Lo tormentava anche un altro segreto dispiacere. Che ne era dei suoi parenti di Dardilly?… Erano in pena, credendolo, partito per la guerra, oppure, peggio ancora! Il padre viveva forse sotto il peso di terribili minacce e la madre in angosce penose [41], per le ricerche fatte dal capitano Blanchard? — D’altra parte anche a Noës si prevedeva il sorgere di nuovi dolori. La vedova Fayot, che era come una seconda madre per Giovanni Maria, trattato là come un figlio, andava perdendo la sua salute, per indebolimento del sangue,‑‑é Giovanni Maria, nel pio intento di aiutarla e per dimenticare le proprie pene, si dedicò ai lavori materiali con tutte le sue forze.
Nella casa dei Robins non si distingueva più dai membri della famiglia; nonostante l’interessamento della vedova Fayot, che insisteva perchè avesse cura della sua salute, si indebolì per la insufficiente nutrizione e contrasse un forte raffreddore seguito dalla febbre e da flusso di sangue, da cui si salvò per la sua costituzione robusta, più che per le cure che gli si poterono prestare. Da allora, pure senza commettere imprudenze, si preoccupò meno della possibile improvvisa comparsa dei gendarmi e si recò alla Messa ogni domenica, senza alcuna paura, fra la meraviglia di quei buoni cristiani che confessavano di non avere mai visto un giovane così buono [42].
Vicino alla Chiesa sta il presbiterio di Noës, e più in basso, sulla riva di fronte al bosco della Madeleine, abitavano in una povera casa le due sorelle Dadolle. Dopo la santa Messa e le sue devozioni ogni giorno Giovanni Maria si compiaceva di fare una breve visita a quelle sante fanciulle, intrattenendosi con esse di religione [43].
All’epoca in cui le nevi furono sciolte, ed i sentieri meno impraticabili, i gendarmi fecero di nuovo la loro comparsa nella regione, e non si limitavano più a visitare gli angoli della foresta, ma arrivavano improvvisamente dai Robins, sia di giorno che di notte. Ma come ci fa sapere la tradizione, rimasta viva nella famiglia Fayot, ogni volta che i gendarmi vennero a Robins dalla Pacudière, da Saint‑Haon‑le‑Chatel o da Renaison, nella stalla della vedova non trovarono mai il coscritto renitente, perché Giovanni Maria, quasi ne avesse un presentimento, si era rifugiato nella foresta [44].
Ma un giorno poco mancò venisse preso. In un pomeriggio dell’estate 1810, mentre lavorava vicino alla masseria, comparvero sul sentiero, senza nessun cenno, alcuni gendarmi. Il disertore, avvertito da un segnale convenuto, dato forse dai figli della vedova Fayot, che con quelli del sindaco erano stati messi al corrente delle condizioni di Giovanni Maria, agile e nervoso corse alla stalla, si afferrò alla rastrelliera e passò nel suo nascondiglio sotto il mucchio di fieno, preparato per queste possibili incursioni, ed aspettando si raccomandò a Dio.
I gendarmi lo avevano forse visto fuggire? E probabile, perché entrati in quel solaio, rapidamente compirono le più minuziose ricerche, tanto da fare tremare le persone presenti. Giovanni Maria tratteneva perfino il respiro e si sentiva soffocare sotto il mucchio di fieno in fermentazione, oppresso anche dal caldo eccessivo delle esalazioni della stalla e dai raggi del sole che si frangeva contro il tetto della cascina [45]. Mentre si trovava sotto il peso del fieno, dove sopportava il suo martirio, un gendarme lo ferì colla punta della sua spada, procurandogli vivo dolore, ma Giovanni Maria non si tradì [46]. Più tardi, raccontando le sue memorie giovanili, confessò che mai in vita sua aveva patito simili sofferenze e che allora aveva promesso a Dio di mai più lamentarsi. «Ed ho mantenuto la mia promessa» [47]‑ conchiudeva con semplicità. Ancora alcuni minuti avesse dovuto passare sotto quella stufa, sarebbe certamente morto asfissiato, ma grazie a Dio, i gendarmi ritennero sufficienti le loro ricerche e si recarono dal sindaco, dalla parte opposta del muro, per dissetarsi.
Nella medesima epoca avvenne anche un’irruzione della gendarmeria, che diede occasione ad un piccolo fatto, rivelatoci da un testimonio generalmente sospetto, ma che in quel giorno disse la verità. Verso il 1840 si condusse al villaggio di Ars una povera donna, che portava i segni di una vera possessione diabolica, con salti, balli e discorsi molto strani. Si erano riuniti attorno ad essa dei curiosi ed ella incominciò a dirne la vita di tutti; e quando sopraggiunse il Curato, il demonio, che parlava per la bocca di questa donna, dichiarò che non aveva nulla a rimproverargli. Ma poi, riprendendosi, aggiunse: «Ah, un giorno hai preso un grappolo d’uva…» [48].
— E vero, ma lasciai cinque centesimi nel muro, sotto il ceppo della vite per pagano.
— Ma il proprietario non l’ebbe…

Difatti ci raccontò il Curato Vianney che un giorno, quando era obbligato a nascondersi, al tempo della coscrizione, trovandosi arso dalla febbre, aveva preso un grappolo d’uva [49].

* * *

Durante l’anno 1810 Giovanni Maria ricevette notizie dalla sua famiglia in un modo provvidenziale. Il medico aveva prescritto alla madre Fayot la cura delle acque minerali di Charbonnières‑les‑Bains a nove chilometri ad ovest di Lione, e quindi vicino a Dardilly. L’ammalata esitava per le spese e l’incomodo, ma Giovanni Maria insistette perché eseguisse gli ordini del medico, spiegandole che in questo modo ne avvantaggerebbe la sua salute e che potrebbe portargli notizie della sua famiglia. Né doveva preoccuparsi quanto alle spese, perché colui che le doveva la vita le darebbe un poco di denaro e le assicurerebbe l’ospitalità nella casa paterna dei Vianney. Il povero esiliato, senza dire il luogo ove si trovava, scrisse per la sua famiglia una lettera di dolore e di pentimento [50]e la consegnò a Claudina Fayot, che, chiesti e ricevuti in prestito cento franchi, partì per Charbonnières‑les‑Bains [51].
Secondo la narrazione di suo figlio Gerolamo, la buona donna si presentò alla casa Vianney, ove, essendo sconosciuta, incontrò difficoltà per l’alloggio; ma quando consegnò la lettera di raccomandazione che aveva seco, la madre Vianney fu così contenta di avere notizie di Giovanni Maria che l’abbracciò fra lagrime di gioia, ripetendo: «Rimanete con noi, non vi mancherà nulla». E raccontò poi a questa donna che un giorno, preoccupata sulla sorte di suo figlio, si era recata dall’abate Bailey, curato di Ecully, che le aveva detto: «Non temete sulla condizione di vostro figlio che non è né morto, né ammalato: non sarà mai soldato, ma un giorno sarà prete».
Il padre Matteo Vianney non gradì questa visita, e non ebbe buona impressione del colloquio misterioso di questa straniera con sua moglie; né meno burbero lo rese la lettura della lettera di raccomandazione. Colpito già da varie multe, aveva sentito pesare sopra di sé altre minaccie: «Vi farò consumare anche l’ultimo centesimo», gli aveva gridato il capitano delle reclute Blanchard, venuto a Dardilly per l’inchiesta sulla scomparsa del coscritto Vianney [52]. «A Giovanni Maria — diceva egli — non rimaneva che seguire l’ordine ricevuto, come avevano dovuto fare gli altri, risparmiando tante noie alla famiglia».
Mi sembra — rispose Claudina — che non siate troppo soddisfatto, sapendo vostro figlio in casa mia!…
— Ditemi dove abitate,… andrò io a cercarlo.
— Se sapeste dove abito, lo nasconderei altrove: vale più di, tutti i vostri beni.
Dopo una dimora di diciotto giorni, la madre Fayot i decise per il ritorno a Noës, ed il padre Vianney si prestò a condurla fino a Tarare. Per Giovanni Maria la gioia di ricevere notizie della famiglia fu tosto turbata dal pensiero del dolore che il padre aveva dovuto patire per causa sua: non voleva certo essere a lui occasione di dispiaceri [53], ma solo seguiva la via attraverso la quale lo conducevano i disegni della divina Provvidenza, senza rendersi conto del modo col quale uscirebbe da questa situazione.

Durante questo tempo il suo desiderio del Sacerdozio si era fatto sempre più vivo. Nel settembre decise di farsi inviare i suoi libri di studio «per non trovarsi troppo in ritardo », come spiegava alla sua buona madre di Noës, alla quale si raccomandava perché gli permettesse di studiare ritirato nella sua camera, e disposto anchei a versare qualche acconto perché non poteva prendere parte ai lavori campestri della stagione autunnale. Ricevuta la lettera con la richiesta, a Dardilly, la vedova Bibost, persona di fiducia, che abitava vicino al presbiterio e che aveva conosciuto Claudina quando si trovava presso i Vianney, portò alla dimora dei Robins il pacco dei libri che Giovanni Maria aveva lasciato presso il cognato Melin, e così lo scolaro di ventiquattro anni riaprì la sua grammatica latina.
Ma non ebbe il tempo di dedicarsi molto allo studio in questa sua camera resa quasi cella monastica, perché alla fine di ottobre, per la medesima via, giunsero finalmente, fra il suo stupore e la sua gioia, anche buone notizie. Lo scolaro dell’abate BaIley non sarebbe più perseguitato, anzi era affatto libero e lo si aspettava con ansia a Dardilly e ad Ecully. Ma donde veniva questa notizia provvidenziale?
I tempi erano cambiati e la pace regnava in quasi tutta l’Europa, anche perché Napoleone, vincitore dell’Austria, aveva accordato l’amnistia in occasione del suo matrimonio con l’arciduchessa Maria Luisa (2 aprile) [54]. Il capitano Blanchard pure, diventato meno severo, fece sapere alla famiglia Vianney di Dardilly che il loro figlio potrebbe beneficiare dell’atto di clemenza ed anche sottrarsi alla coscrizione se avesse presentato un sostituto. Così per uno strano cambiamento di cose quest’ufficiale di Roanne, che l’anno prima aveva minacciato di fare condurre incatenato Giovanni Maria fino alla caserma di Bayonne, si offriva ora a liberarlo [55].
Francesco detto Cadet, il più giovane dei figli Vianney, allora di venti anni, nato il 20 ottobre 1790, tirò a sorte un numero alto e si vide ritardato l’arruolamento. Il capitano Blanchard consigliò il giovane coscritto di prendere le armi prima che fosse chiamato il suo contingente, facendo così la parte di sostituto in favore di Giovanni Maria. Il padre stesso fu d’accordo in questa sostituzione, anche per liberarsi dai soldati, che aveva dovuto rassegnarsi ad alloggiare in casa sua [56].
Francesco si lasciò convincere e per atto notarile si convenne che avrebbe ricevuto tremila franchi sull’eredità paterna di Giovanni Maria [57]. Incorporatosi nel sesto reggimento, si mise in cammino per Phalsbourg, ove arrivò il 20 agosto. «Le ultime notizie di Francesco, divenuto caporale, datano da Francoforte sul Meno, all’inizio della campagna del 1813; i suoi parenti non lo rividero più [58], ma si ritiene che non sia morto in guerra» [59].
Quando nella casa della vedova Fayot si ebbe la notizia della prossima partenza di Gerolamo Vincent si pianse amaramente, e la piccola Claudina, che era particolarmente a lui affezionata, ripeteva fra le lacrime alla madre: «Dunque noi non avremo più cugini?» [60]. Tutti coloro che avevano avuto la fortuna di conoscerlo a Noës [61], appresero con pena la notizia della partenza di colui, che col continuo buon esempio li edificava. Ma Gerolarno Vincent un giorno sarà prete, e per testimoniargli la loro gratitudine, non potevano forse preparare fin d’ora qualche cosa per il suo corredo? La madre Fayot lo pregò di accettare dei tovaglioli, che ella medesima aveva ricevuto come regalo di nozze. «Le giovani Dadolle [62], che abitavano vicino alla canonica, fecero una colletta in parrocchia», ed un sarto venne da Renaison per fare una veste talare al futuro abate Vianney, ormai noto nel suo vero nome. E Giovanni Maria dovette rassegnarsi ad indossare questa veste per un’ora di tempo, per accontentare gli amici di Robins, che volevano vederlo in abito sacerdotale, mentre fra il riso e le lacrime gli ripetevano: «Verrete da noi come Curato!… ». Una vecchia caritatevole gli portò trenta franchi.
— Mia buona donna le domandò Giovanni Maria — forse voi medesima avete dovuto fare un prestito per portarmi una così bella offerta.
— No, è il prezzo di vendita del mio piccolo maiale. Mi rimane ancora la mia capra e questa mi basta… Accettate, ve ne prego, e quando sarete prete, ricordatevi di me [63].
Uno dei suoi allievi, forse il figlio del sindaco, volle provvedere per le spese del ritorno ed un mattino d’inverno, probabilmente in principio del gennaio 1811, Giovanni Maria Vianney, dopo l’ultimo addio, dato singhiozzando, lasciò per sempre la masseria dei Robins. Il suo «tempo d’esilio», il suo «tempo di tristezza e di bando» [64], finirà per sempre. La sua «buona madre», la sua «cara benefattrice» [65] avrebbe voluto condurre alla vera madre questo figlio di adozione, ma non ne ebbe la forza e fu Luigi, suo figlio maggiore, quattordicenne, che accompagnò l’amico suo fino alla casa di Dardilly.

Maria Vianney strinse al cuore teneramente questo figlio che aveva tanto sofferto; ma ella medesima portava sul volto i segni di tanto patire, aveva versato in silenzio lacrime amarissime ed il suo cuore era stato spezzato da emozioni segrete, ma vive. Il suo caro prete, contemplato in sogno all’altare, le era reso ed ella ne avrebbe goduto, ma fino a quando?
Alcune settimane dopo il ritorno di Giovanni Maria alla casa paterna, l’otto febbraio, la sua santa madre moriva in età di cinquattotto anni.
Fino all’ultimo tempo della sua vita il figlio devoto ne mantenne un commovente ricordo; quando ne parlava piangeva sempre e confessò che, dopo di avere perduto sua madre, tutto gli era diventato indifferente sulla terra [66].

* * *

Giovanni Maria non dimenticò mai i mesi passati presso i Robins. Se egli non ritornò a Noës, non ostante le sue promesse ed il vivo desiderio, ricevette però sempre volentieri, fin negli ultimi giorni della sua vita, la visita di qualche vecchio amico, conosciuto in quel tempo di allarme. Dopo la sua morte saranno gli abitanti di Noës, che verranno in pellegrinaggio sulla sua tomba. «L’anno scorso — diceva nel 1864 l’abate Dubouis, parroco di Fareins, — incontrai una persona di quel villaggio, che mi disse quanto sia ancora vivo là il ricordo della sua pietà» [67]. E sembra che fra quella buona gente nessuno abbia mai fatto rimprovero a Giovanni Maria per essersi volontariamente sottratto alla coscrizione.
Egli medesimo, sia per buona fede, sia per persuasione soprannaturale, non si ritenne mai colpevole per questa diserzione, come fa fede anche questa testimonianza dell’abate Tocanier che fu uno dei suoi amici più intimi: «Non ne parlò mai né per scusarsi né per giustificarsi; qualche volta lo intesi parlarne nei sudi catechismi, ma solo per servirsi della sua storia a guisa di paragone: Quando ero disertore, avevo sempre paura di vedere arrivare i gendarmi. Così il peccatore nel suo rimorso teme sempre di essere colpito dalla giustizia divina» [68]. Ed il conte Prospero di Garets fa notare che nelle sue parole non vi era alcun senso di rincrescimento [69].

Non è colla mentalità moderna, ma colle idee dei contemporanei, che dobbiamo portare il nostro giudizio sugli avvenimenti successi nel 1810. Il conte di Garets, sindaco d’Ars, dà la spiegazione giusta quando dice: «Giovanni Maria Vianney fu condotto dalle circostanze, senza premeditazione alcuna in uno stato di diserzione» [70]. Se il capitano di reclutamento Bianchard, invece di lasciare partire solo sulla strada di Renaison il coscritto convalescente Vianney, gli avesse procurato i mezzi di raggiungere il suo gruppo, e se il sindaco di Noës, al quale si confidò, l’avesse aiutato ad uscire dalla sua situazione anormale, il nostro giovane avrebbe senza dubbio preso parte alla guerra di Spagna; invece ne fu distolto da cause che si direbbero provvidenziali» [71].

NOTE

[1] Quando Mons. Fesch andò a Parigi nel 1803 per ricevere il berretto cardinalizio dalle mani di suo nipote, fece varie visite, durante i mesi di febbraio e marzo, all’ufficio del ministero degli Interni, ora per ritornare alla sua destinazione un edificio religioso, ora per ottenere l’esenzione dal servizio militare in favore di ecclesiastici, ch’egli voleva ordinare (Lyonnet, op. cit., vol. I, p. 225). Non si trattava dunque che di un privilegio transitorio concesso dall’autorità civile. Ma il Cardinale non ignorava la legge ecclesiastica, per la quale si deve ritenere che abbia fatto qualche cosa per ottenere l’esenzione del Clero, di cui la Chiesa in ogni tempo ha affermate, difeso e mantenute il principio. Nel 1917 Papa Benedetto IV richiamava nel Codice canonico questa immunità (Can. 121).
[2] Frattanto (6 luglio 1809) Napoleone, già scomunicato con un Breve del 12 giugno fa togliere Pio VII dal Quirinale per trascinarlo da Roma a Grenoble, da Grenoble a Savona.
[3] E. Taine, Le origini delta Francia contemporanea. Il regime moderno, vol. II p. 130. ‑ Se a conferma di queste affermazioni sono necessarie delle cifre, ci basterà ricordare la statistica di un dipartimento, che fece parte dell’Archidiocesi di Lione fino al 1823, dove il nostro eroe passò quarant’anni della vita: nel 1789 l’Aia contava 323 militari sotto le armi, nel 1806 ne contava 6764 (Cfr. Bossi, Statistica generale della Francia, Parigi, Testu, 1808. Statistica dell’Ain).
[4] Cfr. A. Thiers, Storia dell’impero, Parigi, Lheureux, 1865, vol. I, p. 586.
[5] Margherita Vianney, Processo dell’Ordinario, p. 1020.
[6] In molti casi Giovanni Maria Vianney è inscritto come studente ecclesiastico (Abate Vignon, Processo apostolico in genere, p. 370).
[7] Nelle liste indirizzate dall’arcivescovado di Lione al ministero degli Interni e che si conservano negli Archivi Nazionali, non si trova il nome dl Giovanni Maria Vianney. II nome Viannay figura tra i chierici esentati nel 1808. In questo foglio si legge: «Viannay (Giovanni‑Claudio), nato il 5 settembre 1789 a Longessaigne (Rhone), studente nel Seminario di Largentière, di parenti contadini di Longessaigne» (F 19, 1041, A).
[8] Legge del 17 ventoso, anno VIII, art. 1, 13. ‑ Legge dell’8 fruttidoro, anno XIII, art. 50, 54, 55.
[9] Colomba Bibost, d’Ecully, Processo dell’Ordinario, p. 1385.
[10] A quest’epoca, nel sud della Francia, questo era il prezzo minimo per farsi sostituire. Il prezzo variava da fr. 1800 fr. 4000 Cfr. Taine, Le origini ecc., Il regime moderno, vol. II, p. 129).
[11] Processo dell’Ordinario, p. 1020.
[12] Caterina Lassagne, Processo apostolico in genere, p. 103.
[13] Fratello Atanasio, Processo apostolico in genere, p. 196.
[14] Margherita Humbert, vedova di Giovanni Fayolle, Processo dell’Ordinario, pag. 1324.
[15] Abate Raymond. Processo dell’Ordinario, p. 1436.
[16] Caterina Lassagne, Piccolo Memoriale, 3 redazione, pag. 6.
[17] A ricostruire i fatti abbiamo su questo argomento le dichiarazioni dell’abate Raymond, che nel 1843, nel viaggio tra Neuville e Beaumont, interrogò a lungo l’abate Vianney su questo episodio. Parleremo più tardi di questo strano viaggio (Processo dell’Ordinario, p. 1436 e frammenti di una Vita, manoscritta p. 29‑32).
[18] Caterina Lassagne, Piccolo Memoriale, 3ª redazione, pag. 6.
[19] L’incidente di Roanne fu portato sul teatro in una commedia: Un episodio della Vita del Curato d’Ars, commedia in 3 atti, di Alessio Boutachon, cappellano delle carceri, in‑12 di pag. 37, Lione, Vitte 1878.
[20] Caterina Lassagne, idem, pag. 7.
[21] Margherita Vianney, Processo dell’Ordinario, p. 1020.
[22] Abate Raymond, Vita, manoscritto, p. 32.
[23] Caterina Lassagne, Piccolo Memoriale, 2ª redazione, pag. 7.
[24] Abate Raymond, Vita, manoscritto, p. 32.
[25] Caterina Lassagne, Piccolo Memoriale, 2ª redazione, pag. 7.
[26] I monti del Forez, della Madeleine, del Bois‑Noir, col Puy di Montoncel, alto 1292 metri, erano allora coperti di alberi, e potevano servire di facile e siamo asilo ai coscritti renitenti ed ai soldati disertori.
[27] In questi fatti ci serve come testimonio unicamente Gerolamo Fayot(1801.1875), figlio della vedova che diede rifugio a Giovanni Maria (Processo dell’Ordinario, p. 1314-1318) il solo che abbia deposto al Processo di Canonizzazione. Il documento spiega che questo testimonio è stato chiamato davanti al tribunale ecclesiastico unicamente per dare qualche schiarimento circa i fatti della diserzione. — Praedictus testis accitus fuit ad explicanda quae spectant desertionem. — A dimostrare l’importanza che Gerolamo Fayot annetteva a questa sua deposizione aggiunge: Io credo di dovere dire anche che nonostante la conoscenza personale che già avevo delle cose che ho riferito, ho voluto corroborare i miei ricordi interrogando le persone di Noës, che potevan saperne qualche cosa».
[28] Gerolamo Fayot, Processo dell’Ordinario, p. 1315.
[29] Questi particolari li dobbiamo alla cortesia dell’abate Monin‑Veyret, parroco di Noës dal 1913, che ha accompagnato l’autore nella visita ai Robins ed a lui ha trasmesso le sue note personali, unitamente a quelle dei suoi predecessori dal 1886 al 1897.
[30] Margherita Vianney, Processo dell’Ordinario, p. 1020. — Questa casa molto vecchia esiste ancora, ma non è più abitata, parchè i discendenti dl Paolo Fayot hanno costruito una nuova casa a lato dell’antica.
Il sindaco, non ignorava i pericoli ai quali si esponeva, nascondendo i disertori, che senz’altro erano al bando dell’impero. Secondo un decreto del 20 febbraio 1807 era minacciata una multa da 1000 a 3000 franchi, con un anno di prigionia, a tutti coloro che avessero cooperato a nascondere un disertore. La pena della prigione era poi di due anni se il disertore portava armi e bagaglio (Abate Guilloux. Brandivy, Rivista storica dell’Ovest, gennaio 1893, p. 35).
[31] Non sono le nostre idee attuali che devono servir come criterio per giudicare l’ambiente morale ed intellettuale nell’anno 1810. In questo tempo, per l’antipatia che si aveva verso il regime napoleonico, in alcune regioni, specialmente nella Bretagna, si oppose il rifiuto del servizio militare, ed in qualche caso la diserzione divenne la regola generale e fu un’eccezione l’obbedienza alle leggi… I deserti e le foreste erano più popolate che non i paesi (Rivista storica dell’Ovest, gennaio 1893, art. cit. p. 34). In quest’epoca — 1806 — come del resto già fin da principio, si constatò l’estrema ripugnanza a prestare il servizio, al quale non si otteneva la sottomissione se non con i mezzi estremi (Conto reso dai prefetti, 1806, Archivi nazionali, F 7, 3014). Né la situazione si farà migliore fino al 1815.
[32] Questa casa di costruzione antica esiste tuttora ed è occupata da Giulio Fayot, abbiatico della vedova che accolse Giovanni Maria Vianney.
[33] L’abate Raymond nel frammento che ci ha lasciato non parla che del nome Vincent (p. 34) e l’abate Monnin nella Vita del Curato d’Ars, chiama Giovanni Maria Vianney solo col nome di Gerolamo, che è un nome di battesimo. Ma questo nome nella casa Fayot era già portato da uno dei figli della vedova. Per conciliare le due testimonianze noi uniamo i due nomi in Gerolamo Vincent, il che ci pare più logico. Per nascondersi sotto questo nome Giovanni Maria si sarà ricordato della famiglia Vincent di Dardilly, tanto famigliare con i membri di casa sua.
[34] Caterina Lassagne, Piccolo Memoriale, 3ª redazione, pag. 8.
[35] Questi particolari, che vengono tramandati nella famiglia furono comunicati all’autore insieme con molti altri nella visita che fece al signor Giulio Fayot l’8 agosto 1923, in compagnia dell’abate Villand, Vicario d’Ars.
[36] La stalla, molto vasta esiste tuttora, senza che vi siano stati portati cambiamenti dal 1810 in poi; vi si scorgono le tracce di quanto viene tramandato nelle memorie.
[37] Espressione dell’abate Renoud, Vita del Beato Giovanni Maria Vianney, Lilla, Desclée, 1909, pag. 30.
[38] Abate Dubouis, Processo dell’Ordinario, p. 1229.
[39] L’abate Jacquet era stato a Noës come Vicario, dal 1781 fino all’epoca della Rivoluzione. Avendo rifintato il giuramento costituzionale, dovette esiliare, probabilmente in Italia. Nel 1805 lo si ritrova ancora a Noës, ove un decreto del 1808 lo dichiara ufficialmente parroco. Mori in età di 72 anni ad Alloues, il 27 novembre 1823.
[40] Fino ai tempo della Rivoluzione gli abitanti di Noës dipendevano da Renaison per lo spirituale ed il temporale; ma dal 1718 al 1721 vi avevano già eretto una piccola chiesa, nella quale un Vicario di Renaison ogni domenica teneva il servizio divino. La parte attuale della chiesa col campanile e la tribuna per gli uomini fu eretta nel 1832 dal conte di Vichy, che aveva grandi possedimenti a Noës, ma la navata ed il coro risalgono all’epoca del nostro Santo, per cui ci si domanda se la balaustra non sia ancora quella alla quale si è inginocchiato Giovanni Maria Vianney. II Parroco attuale ha innalzato nella navata un altare in onore del Santo.
[41] Il disertore era spaventato dal pensiero che il governo, impotente a raggiungerlo, nulla avrebbe tralasciato per colpire la sua famiglia, e dalla sua solitudine pensava con angoscia alla casa paterna, nella quale aveva luogo una lotta accanita. Le diverse fasi di questa lotta sono istruttive e vale la pena di riferirle.
«Il capitano di reclutamento allestiva l’elenco di tutti i soldati che mancavano all’appello e lo inviava al prefetto, il quale tosto per obbedire agli ordini del direttore delle riviste militari (31 dicembre 1816), doveva dichiarare disertori gli assenti.
«Questa dichiarazione aveva terribili conseguenze per le famiglie. La lista dei disertori era affissa nel paese del loro domicilio col nome dei genitori: erano poi concessi otto giorni dl tempo per un atto di sottomissione; se questa sottomissione non avveniva, la forza armata si recava al domicilio dei disertori, per vivere alle spese dei loro genitori, ritenuti civilmente responsabili della condotta dei figli.
«Si cominciava talvolta col mandare un uomo solo, colla speranza che riuscisse ad ottenere la sottomissione: se questa misura era senza effetto, la guarnigione aumentava.
«La guarnigione si stabiliva talvolta nel borgo o nelle case vicine: ma anche allora le famiglie non erano dispensate dall’indennità fissata dal regolamento e che doveva essere pagata in anticipo. Quando l’indennità non fosse stata corrisposta nel tempo fissato, l’usciere rinnovava l’ordine. E, se anche questo rimaneva senza esecuzione, procedeva senz’altro alla vendita del mobilio fino ad ottenere la somma voluta» (D’ordinario erano venduti gli animali). Revue historique de l’Ouest, al t. citato pag. 36-40.
La guarnigione veniva ritirata quando fosse arrestato il disertore, od avesse compiuto un atto di sottomissione, come pure nel caso in cui la famiglia avesse pagato una somma pari a quella richiesta per avere un supplente (Legge dell’8 fruttidoro, anno XIII, art. 73).
[42] Gerolanio Fayot, Processo dell’Ordinario, p. 1318.
[43] Estratto dalle note dell’abate Perret, Curato di Noës.
[44] Particolare raccolto dall’abate Monin‑Veyret. — Non si deve pensare che Giovanni Maria Vianney sia stato denunciato personalmente: i gendarmi facevano delle incursioni in quei luoghi ove potevano nascondersi dei disertori, e la stalla dei Robins poteva celarne molti.
[45] Abate Toccanier, Processo apostolico ne pereant, p. 318.
[46] L’abate Monin‑Veyret ha raccolto questo particolare da Margherita Vial, detta Matheron, che aveva sentito pitù volte raccontare questo episodio dalla madre sua, la quale aveva conosciuto Gerolamo Vincent.
[47] Abate Toccanier, Processo apostolico in genere, p. 145.
[48] Questa donna era di Cherier, comune vicino a Roanne (Nota dell’abate Monin‑Veyrét).
[49] Racconto di Giovanni Picard, maniscalco d’Ars. Processo dell’Ord., p. 1312.
[50] Abate Monnin, Processo apostolico ne pereant, p. 949.
[51] Giovanni Maria non permise mai che gli fossero resi questi cento franchi, ed in data 7 novembre 1823 le scriveva da Ars: Vi cedo di buon cuore quello che mi dovete. Se è ancora in vita la buona P. vi prego di dare a lei qualche cosa, dicendole che si ricordi di me nelle sue preghiere; così pure potete dare qualche cosa alla buona D. che forse ne ha molto bisogno.
[52] Abate Raymond, Vita, manoscritto, p. 40.
[53] I particolari della visita di Claudina Fayot a Dardilly ci furono tramandati da suo figlio Gerolamo al Processo dell’Ordinario, p. 1315-1316.
[54] L’abate Renard, sacerdote originario d’Ars, scrive nelle sue Note a pag. 24: «Fu l’amnistia accordata in occasione del matrimonio dell’imperatore che rese la libertà al giovane Vianney». Difatti il decreto imperiale del 25 marzo 1810 concedeva l’amnistia ai coscritti renitenti appartenenti alle classi del 1806, 1807, 1808, 1809 e 1810 (Tit. V, art. 16. Archivi nazionali, AF IV, 3330).
[55] Questi sono i fatti che accompagnarono la liberazione del coscritto renitente Giovanni Maria Vianney, secondo l’abate Renard (Note nanoscritte anno 1855, p. 23-24). E chiudendo la prima parte delle sue Memorie: scrive: «Questi avvenimenti furono raccontati a varie riprese dal Curato d’Ars, che ne aveva conservato il ricordo, per ringraziare la Divina Provvidenza».
[56] Fleury Véricel, Processo apostolico ne pereant, p. 1261; Andrea Bruniez, idem, p. 1264.
[57] Nella deposizione al Processo apostolico in genere, (pag. 370) l’otto novembre 1882, l’abate Vignon, Parroco di Dardilly, diceva che si conservava ancora questo atto, fatte da un notaio.
[58] Abate Raymond, Vita, man., p. 43; Monnin, Il Curato d’Ars, vol. I, p. 102.
[59] Per molto tempo si è creduto che fosse morto in guerra. Invece, l’8 novembre 1882, l’abate Vignon diceva che tre anni prima una nipote di Francesco Vianney venne nella famiglia con atti così autentici della sua genealogia e dei suoi diritti, che i Vianney le concessero quella parte di eredità che era di spettanza di suo zio e che era stata divisa appunto perché lo si riteneva morto. Questa stessa persona ha detto che Francesco di ritorno dalla guerra si era stabilito in Savoia, ove si era sposato ed era morto a soli 36 anni, senza potere presentarsi a Dardilly nella sua famiglia per ragioni personali. Il Curato Vianney, come gli altri, credette alla di lui morte, ma nel 1819, prese delle precauzioni perché nell’eventualità del ritorno di suo fratello ricevesse una piccola rendita dei suoi beni (Processo apostolico in genere, p. 371).
[60] Caterina Lassagne, Piccolo Memoriale, 3ª redazione, p. 9.
[61] Lettera in data 7 novembre 1823, indirizzata dal Curato Vianney a Claudina Fayot.
[62] Note del signor Perret.
[63] Abate Raymond, Vita, man., p. 43.
[64] Lettera del 7 novembre 1823.
[65] Ibidem.
[66] Contessa di Garets D’Ars, Processo dell’Ordinario, p. 894. — Giovanni Maria Vianney doveva perdere suo padre otto anni più tardi, l’8 luglio 1819. — «Fino alla fine della sua vita celebrò ogni tanto la S. Messa per suo padre e sua madre» (Abate Raymond, Processo apostolico ne pereant, p. 533).
[67] Processo dell’Ordinario, p. 1227.
[68] Processo apostolico in genere, p. 145.
[69] Processo dell’Ordinario, p. 895.
[70] Processo dell’Ordinario p. 941. ‑ Giovanna Maria Chanay, Direttrice della Provvidenza d’Ars, dice: Per ciò che riguarda i fatti di Noës, io credo che la sua disobbedienza fu più apparente che reale e che se non raggiunse il suo distaccamento lo si deve più alle circostanze che ad un disegno premeditate » (Idem, p. 699).
[71] Baronessa Di Belvey, Processo dell’Ordinario, p. 230. — Alice‑Enrichette di Belvey, della quale citeremo molte testimonianze di grande interesse, era nata a Bourg‑en‑Bresse il 22 aprile 1808. Secondo quanto ella dice, i suoi parenti avevano possedimenti a Chaneins, parrocchia vicino ad Ars. I servi parlavano con entusiasmo del nuovo Curato (Processo dell’Ordinario, p. 213). La maggior parte dell’anno ella abitava nel suo castello di Montplaisant nel comune di Montagnat vicino a Bourg, e cominciò ad andare ad Ars sul principio del pellegrinaggio, cioè verso il 1830. In seguito vi andò sovente, per cercare il Curato Vianney che era il suo direttore principale, al quale rimase sempre fedele.

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