C. Arvisenet, «Vita Sacerdotale», cap. III, “Necessità della perfezione nei sacerdoti”.
Pagina inserita il 21 gennaio 2010 | 639 letture | Categoria: Spiritualità | Parole chiave: Arvisenet, dovere di santificarsi, perfezione sacerdotale, santità sacerdotale |
Claudio Arvisenet
VITA SACERDOTALE
CAPITOLO III
NECESSITÀ DELLA PERFEZIONE NEI SACERDOTI
Tu, figlio mio, diventando sacerdote, non hai certamente alleggerito il tuo peso: al contrario, sopra il comune fardello, ti sei assunto un peso che gli angeli sarebbero timorosi di portare, e ti sei legato con un più stretto vincolo di disciplina.
Sei sacerdote, sei padre dei nuovi credenti, a te spetta condurre gli uomini alla fede: sappi dunque che a te più che ad Abramo, padre degli antichi credenti, è stato detto: Cammina alla mia presenza e sii perfetto.
Sei sacerdote, devi essere forma del gregge, e perciò è necessario che tu sia santo più di tutti gli altri sì da poter dire con Paolo: Siate miei imitatori come io lo sono di Cristo.
Sei sacerdote, sei il sale della terra: se non hai il gusto della perfezione, tu perdi il sapore e non sei più buono ad altro che ad esser gettato via e calpestato dagli uomini.
Sei sacerdote, sei la luce del mondo: non devi soltanto risplendere, il che è vano, né soltanto ardere, il che è poco, ma risplendere e ardere, il che è perfetto.
Sei sacerdote, sei uomo di Dio: più di ogni altro devi essere perfetto come è perfetto il Padre tuo che è nei cieli.
Sei sacerdote, ministro di Cristo tu sei: ed è necessario che ti mostri tale nel coltivare tutte le virtù.
Sei sacerdote, dispensatore dei misteri di Dio sotto una migliore alleanza: perciò, molto più che ad Aronne, a te è comandato di esser santo: perché santo è il Signore Dio che ti ha santificato.
Sei sacerdote, sei tempio, sei santuario nel quale ogni giorno abita corporalmente la pienezza della divinità: il Signore, come troverà in te il suo compiacimento? Come godrà di te il tuo Dio che è tre volte santo, se non sarai stato veramente santo?
Sei sacerdote, mediatore fra Dio e gli uomini: oh, quale santità ti conviene per potere essere esaudito nel cielo ed essere onorato sulla terra quale ambasciatore di Dio!
Figlio mio, mio sacerdote, mio santo, cammina dinanzi a me e sii perfetto.
2 – Non sarebbe certamente per te sufficiente fuggire i peccati gravi come dinanzi alla vista di un serpente velenoso o eseguire le principali opere buone prescritte: per te è necessario che ti allontani da ogni apparenza di male e ardentemente desideri di raggiungere il sommo di ogni virtù.
È necessario che ti sforzi quotidianamente, non solo di non indietreggiare, ma anche di andare avanti.
È necessario che tu proceda di virtù in virtù e diventi di giorno in giorno più umile, più puro, più sobrio, più mansueto, più fervente.
È necessario che di giorno in giorno tu cresca nel distacco dalle cose terrene, nella pratica della carità, nello slancio dello zelo, nell’ardore della carità.
Se già sei giusto, è necessario che diventi ancora più giusto, e se sei santo che ti santifichi ancora di più.
Figlio, figlio mio: non ti si affida già di dispensare i pani dell’offerta, ma la carne e il sangue di Cristo.
Non ti è più affidata soltanto la lettera che uccide, ma la grazia dello Spirito che vivifica: non devi più essere apostolo dell’ombra, ma della verità.
Certo, certo: quanto sei ministro di una migliore alleanza, tanto è necessario che tu sia più santo e perfetto.
3 – Ma ascolta, carissimo, qual è il male che ho visto nella mia casa. Molti di quelli che mangiano il pane degli angeli, si dilettano delle ghiande dei porci. Molti che vanno ripetendo i miei decreti e hanno sempre in bocca la mia alleanza, odiano la disciplina e buttano dietro le spalle le mie parole: corrono con i ladri e prendono posto con gli adulteri.
Che è questo, o figlio? comprendi questo? Dico di quelli che, consacrati sacerdoti, non gustano le cose del cielo ma quelle della terra.
Essi sono animali, carnali, amano e cercano la quiete, i conviti, i ritrovi mondani, i vani piaceri, mentre poco loro importa dell’orazione, dello studio, del sacro ministero.
Sono solleciti dell’aumento dei beni temporali, neppure pensano al progresso nelle virtù. Anziché progredire, ogni giorno pèrdono terreno e così alla fine divengono peggiori degli stessi figli di questo secolo.
4 – O Signore! grande, grandissima in verità è la dignità sacerdotale: richiede perciò certamente una grande, grandissima perfezione.
Grande, grandissima davvero la rovina dei sacerdoti se non anelano alla perfezione, e quindi non temono di decadere di giorno in giorno, e così alla fine precipitare nell’abisso.
Dio mio, Dio mio, mio soccorritore, che farò? Debbo essere santo e perfetto, ma sono un uomo, un uomo impotente, un uomo cieco, inclinato ad ogni male, tardo ad ogni bene. Che farò? non mi rimane che questo, o Signore, di levare a te i miei occhi, di gridare a te, o Dio, dal profondo della mia miseria, supplicandoti a venirmi in aiuto.
Edifica tu, Signore; altrimenti edificherò invano. Custodiscimi, o Signore; altrimenti invano custodirò. Signore, liberami dai miei nemici; altrimenti invano lotterò. O Signore, conducimi di virtù in virtù; altrimenti saranno vani i miei sforzi.
Custodiscimi, Signore, come la pupilla dell’occhio, sicché Satana non mi vinca, la carne non mi seduca, il mondo non mi inganni.
Signore, vieni presto in mio aiuto, affrettati ad aiutarmi; perché cammini con rettitudine dinanzi a te e sia perfetto; sia santo e perfetto come tu sei santo e perfetto.

